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La lotta alla droga è la vera lotta alla mafia

 

Il dossier Eurispes pubblicato oggi (vedi Corsera) ci deve far riflettere molto.

La ‘ndrangheta fatturerebbe circa 44 mld di € l’anno, una percentuale pari al 2,9% del PIL. Facendo un raffronto con paese dell’Unione Europea il proprio fatturato sarebbe pari a quello di paesi emergenti come Estonia e Slovenia e il 62% di questo dato economico sarebbe rappresentato dal mercato della droga. Secondo l'Eurispes la 'ndrangheta in questo campo si comporta come le migliori aziende: ottimizzando sforzi e rischi ha diminuito il costo degli approvvigionamenti della droga, in particolare della cocaina dal Sudamerica, eliminando gli intermediari tramite il contatto diretto con i cartelli colombiani.

A fronte di questi dati al momento monopolista del mercato risulta essere la mafia, con forte rilevanza della ‘ndrangheta calabrese.

Si sente parlare spesso di liberalizzazione delle droghe. I sostenitori di questa tesi adducono che eliminare il proibizionismo in materia vorrebbe dire: a) togliere fondi alla criminalità organizzata; b) si eliminerebbero buona parte dei problemi sociali connessi al proibizionismo quali galera, famiglie divise, vagabondaggio, prostituzione; c) il proibizionismo non ha raggiunto i suoi scopi anzi gli standard morali sarebbero in declino; d) i problemi sanitari connessi all’uso della droga sarebbero di poco conto (fonte).

Non ci sentiamo di fare delle constatazioni di principio, ma fare una valutazione dal punto di vista puramente economico.

Nel malagurato caso in cui si dovesse procedere ad una legalizzazione la ‘ndrangheta si troverebbe sul mercato in posizione dominante rispetto a chiunque altro operatore. Arriveremmo, dunque, al paradosso secondo cui anziché legalizzare le droghe (per tutti i motivi su esposti) ci troveremmo a legalizzare la criminalità organizzata. Le analisi economiche ci spiegano che a seguito di liberalizzazione del mercato il monopolista precedente mantiene la sua posizione dominante sul mercato per diverso tempo, e già questo avviene quando l’ex monopolista cammina nella legalità, se a questo associamo il modus operandi mafioso ci si renderà conto che il regime di monopolio potrebbe continuare.

Una soluzione al problema mafioso sarebbe, perciò, una dura lotta sul fronte della droga, fermo rimanendo il fatto che visti i dati sempre in crescita relativi al consumo di droga, in specialmodo tra i giovani, le soluzioni attuate in questi decenni in materia di proibizionismo risultano essere sbagliate.

La ‘ndrangheta, non essendo una organizzazione criminale verticistica come Cosa Nostra, non può essere sconfitta con i soli strumenti utilizzati per la lotta ad altre criminalità organizzate. Bisogna togliere i fondi. Bisogna spiegare ai giovani che usare la droga è sbagliato, non solo per gli effetti deleteri sulla salute, perché in questo modo si aiuta la criminalità organizzata. La stessa campagna contro il pagamento del racket deve essere portata allo stesso modo nel campo della droga. Bisogna far entrare nella testa delle vittime che non ribellandosi al fenomeno si diventa complici, ma questo non si fa attraverso . Bisogna combattere soprattutto il circuito mass-mediatico che mitizza l’uso delle droghe a tutte le età. I mass-media mitizzano il prodotto, un po’ come i cowboy fumatori del secondo dopoguerra.

Certo se poi alcuni nostri rappresentanti parlamentari si fanno trovare con il naso “incipriato” al ministero, o a feste a base di cocaina... beh il cammino è molto lungo e in salita.

Pubblicato il 21/5/2008 alle 14.45 nella rubrica Diario.

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